mercoledì, 30 aprile 2008 
Nonsensatamente,
Phalene
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martedì, 25 marzo 2008 
Io non voglio crescere.
Andate a farviiiii fooooottereeeee.
Non starò qui a dire che non ho più tempo per scrivere, che sono una donna impegnata e dalle mille aspirazioni ed ispirazioni. Perché, in primo luogo, ve l’ho già detto, ed in secondo luogo, non è vero. Bahaha. Ci sono momenti in cui avrei voglia di scrivere moltissimo, e momenti in cui mi passa completamente la voglia. Un po’ come succede con qualsiasi cosa, ultimamente. Tutto fila così come vuole, ed io assecondo gli eventi e mi faccio spingere un po’ qui, un po’ lì, mi adatto, mi modello. Eh, c’agg’ fà?! Le vacanze pasquali sono iniziate e già terminate; il tempo ultimamente sembra passare fulmineo ed ho paura di diventare troppo velocemente vecchia, cellulitica e disoccupata. Un po’ come tutti voi, insomma. In Accademia le cose procedono per come Dio e Cherubini comandano (dove Dio, nel caso specifico, sta per “Mister Franz: illustrissima eccellenza, scenografo, regista, costumista, macchinista, attrezzista, nonché attore, all’occorrenza versatile presentatore; e mio docente”). Ed io? Mi adeguo. Mi adatto, mi plasmo, mi scindo, all’occorrenza mi liquefaccio pure, se serve, per sopravvivenza o, come si dice dalle mie parti “p’amuri da paci”.
Urbino, al di là d'ogni incoveniente, è stata la mia salvezza artistica, il mio risveglio discreto e liberatorio. Non per l’Accademia in sé, che oltre a farmi stressare, esaurire e deperire ulteriormente, nell’ultimo periodo, non ha fatto, ma perché ho trovato un’innumerevole fonte di stimoli. Stimoli visivi. Mi riempio gli occhi, spessissimo. Mi sento così piena di meraviglia, delle volte, da non avere parole, immagini, che siano sufficienti a spiegare quel che il cambio radicale di residenza mi ha donato. Non ci crederete, ma anche il semplice fatto di non vedere più tutto nero, mi riempie la vista. Nero, nel puro senso della parola. La zona etnea della Sicilia è nera, intensa e nera. E’ cenere, è pietra lavica. Ogni mattonella, tutti i marciapiedi sono neri. E l’avere un rapporto a lungo termine con una realtà che sia di colore differente, è un grandissimo stimolo. Perfino i tramonti sono differenti, sono di un rosso più intenso, che puoi tagliare a fette. E il cielo è di un viola impalpabile e continuo, continuo. I prati sono verdi ma, per quanto possa essere banale la definizione e l’immagine di un prato verde, sono qualcosa che io non ero abituata a vedere. Perché la flora sembra disciplinata, ordinata, perfetta. Ci sono delle valli infinite di erba chiara perfettamente tagliata. Sempre. Tornata a casa ho cercato con gli occhi quegli stessi prati, per vedere se è vero che non esistono o se era sempre stata solo una “mancanza d’attenzione abitudinaria”. Invece no, è vero! La Sicilia non ha prati immensi. Qui la vegetazione è selvaggia e complessa. Intricata. Anche dove non ci sono coltivazioni, ti sembra di percepire quella fertilità che ha bisogno di sfogarsi ovunque. Ma davvero ovunque! Nonostante la pietra lavica, vedi le piante, i fiori, gli arbusti arrampicarsi in ogni spazio libero. Mi sono resa conto di quanto i luoghi dove viviamo l’infanzia influenzino il nostro carattere, in un modo o nell’altro. Mi guardo intorno adesso, nella mia terra natale, e la vedo rispecchiarsi dentro di me. Ho sempre adorato questi posti, ma rimirarli dopo molto tempo, li rende di una bellezza esclusiva. Quasi mistica. Mi rendo conto di essere nata in uno dei luoghi più belli e suggestivi del pianeta. Mi chiedono come sia il vulcano, come sia il mare; io sono cresciuta a metà strada, ai piedi dell’Etna, mi affaccio al balcone e lei è lì, maestosa, di notte, senza stupirmi di vedere fiumi rossi tracciati a trama fitta sullo sfondo. Di avere il mare sempre con me, negli occhi, nel cuore. Ora mi sembra tutto di una meraviglia triplicata. Come se vivere in questi luoghi mi abbia regalato il dono di sentire il sole irradiare lo spirito.
E così ora mi ritrovo spesso più distratta del solito, perché c’è sempre qualcosa di stupefacente da osservare per le vie Marchigiane. Ho visto delle costruzioni meravigliose a Fabriano. Qualcosa di spettacolare, che la gente non si fermava neppure un attimo ad osservare con attenzione. Come fanno a non fermarsi davanti ad una schiera continua di case piccolissime, dalle finestre minute da cui intravedi, da fuori, i tetti in legno, come nelle favole, e dalle facciate tutte perfettamente dipinte ed una di un colore diverso dall’altro? Con i portoni in legno inciso ed i numeri civici su piastrelle di ceramica. Con una simmetria tutta particolare, un armonia tutta sua. La gente dovrebbe provare ad abbandonare quei posti per poi tornarci dopo diversi mesi. E si sentirebbe fortunata, così come è successo a me.
Sulla strada che porta da Pesaro ad Urbino, si trova una frazione piccolissima che credo si chiami Bottega. Sul ciglio della strada c’è una pista ciclabile, che confina con dei prati che sembrano non avere fine. Verdi, verdi, di un verde che non avevo mai visto. La vista diventa unico fondo se ti concentri per qualche secondo. E’ stato lì che ho visto il più bel tramonto della mia vita. Guardando verso l’entroterra italiano, ho immaginato di passare il rosso scarlatto, carminio, pulsante, sino all’altro capo della penisola, fino all’altro mare. Ho cercato di capire perché fosse così rosso, così bello. Così nuovo. Mi veniva da piangere per lo stupore. Non che ci voglia molto, è vero, lo so.
Ma come fa la gente a non meravigliarsi ogni giorno, per tutto questo?

Adoro le quattro del pomeriggio a casa mia.
E' silenziosa. E sapere che mio fratello dorme tranquillo in camera da letto, il corridoio vuoto e l’aria satura di musica. Giovanni Allevi mi tocca il cuore ultimamente. Il cielo fuori è velato di grigio ed il vento è immobile. E’ un grigio differente, questo, perché è privo di peso. Ti sembra leggerissimo il cielo, leggerissima l’aria ed ogni nuvola. Calda. Che se porta pioggia, non disturba. Ti riscalda. Sono tornata in Sicilia da qualche giorno, e tutto è tornato ad essere familiare. In modo estremamente diverso, di volta in volta, percepisco ogni piccolo mutamento. Mio fratello che cresce, le scarpe troppo piccole, una strada nuova, il traghetto a Messina, l’aria di Marzo, il nuovo prete in parrocchia; questi luoghi non sono mai stati tanto piccoli. Li posso sentire sopra il palmo di una mano, e chiudere le dita, posarli dentro alle tasche.
Non esiste luogo più bello di quello che ha il colore dell’infanzia.
Ho paura che un giorno, qui, non ci sarà più posto per me. Perché non ricorderò le strade e le sue nuove vie, i nuovi nomi dei posti che frequenta mio fratello e che io non conosco per niente, i negozi, una casa che non esiste più, un nuovo bambino che corre per strada ed una nuova famiglia che nasce, il cineteatro chiuso, le nuove bancarelle del mercato ed i figli che crescono. Mi stupisce ritrovarmi straniera tra i miei luoghi, facendomi meravigliare nuovamente sempre più. Come se fosse ancora la prima volta. E i figli che crescono. Ho visto dei bambini correre negli stessi posti in cui prima giocavo io, senza riconoscerli. Ed è una cosa insolita, perché di questi luoghi puoi conoscere tutto e tutti. Ed ho rivisto me, su quella strada, dentro alle tute larghe, gli stessi disegni tracciati col gesso per terra, lo stesso pallone rotto, la stessa bicicletta con i freni consumati, le stesse scarpe dalla suola liscia, le ginocchia sbucciate sulla “sciara”. La meravigliosa parte sempre uguale di queste strade, con le piccole cose che restano e si ripetono. E che l'evoluzione non potrà mai cancellare.
Sono partita per essere nuova.
Ed ho già nuovi occhi ed aria fresca nel cuore.
Nonsensatamente,
Phalene
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mercoledì, 20 febbraio 2008 
Nonsensatamente,
Phalene
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martedì, 29 gennaio 2008 

Raggio di sole.
Francesco De Gregori.
Nonsensatamente,
Phalene
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giovedì, 10 gennaio 2008 

Desmond has a barrow in the market place,
Molly is the singer in a band.
Desmond says to Molly "Girl, I like your face!"
and Molly says this as she takes him by the hand:
”Ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!
Ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!”
Desmond takes a trolley to the jewellers stores,
buys a twenty carat golden ring (Golden ring?!).
Takes it back to Molly waiting at the door
and as he gives it to her she begins to sing.. (Sing!!):
”Ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!
Ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!”
Yeah! No!!
In a couple of years they have built
a “home sweet home”,
with a couple of kids running in the yard
”Of Desmond and Molly Jones”.
Happy ever after in the market place,
Desmond lets the children lend a hand.. (Arm! Leg!)
Molly stays at home and does her pretty face
and in the evening she still sings it with the band:
”Yes, ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!!
Ha ha ha!!!
Hey, ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!”
In a couple of years they have built
a “home sweet home”,
with a couple of kids running in the yard
”Of Desmond and Molly Jones”.
Yeah, happy ever after in the market place,
Desmond lets the children lend a hand.. (Arm! Leg!)
Molly stays at home and does her pretty face
and in the evening she still sings it with the band:
”Yeah, ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!
Yeah, ob-la-di ob-la-da life goes on bra..
La-la how the life goes on!!!”
And if you want some fun:
take ob-la-di ob-la-da!!!
Felice 2008, miei cari!
Di ritorno in quel di Urbino City, la vostra affezionata Phalena lascia il suo primo post di questo nuovo anno che, a detta della sottoscritta, sarà l’anno del guadagno, della fortuna e della prosperità. Pace e bene. Tanto più che, se non lo sapete, il 2008 è l’Anno della Patata! Giuro, non l’ho inventato. Fatevi una bella ricerchina su google, e poi mi darete ragione. Tutto questo per dire che, in poche parole, mi impegnerò a far si che quest’anno sia meno grigio, meno doloroso e meno duro dello scorso. Non che il 2007 sia stato antipatico, per carità, ma ci sono diversi capitoli che cancellerei completamente, perché, oltre alla laurea, agli esami e ad altre felicità non di poco conto, lo scorso anno è stato comunque molto, molto pesante. D’altra parte l’avevo detto che sarebbe stato l’anno dei cambiamenti, nel bene e nel male. E così è stato. E poi, che altro dire.. Le mie vacanze (di cui abbiamo una diapositiva sopra) sono trascorse davvero meravigliosamente. Non che abbia fatto chissà cosa, per la cronaca: non ho viaggiato, non ho visitato altre nazioni e non ho vinto al superenalotto. Però, vi assicuro che di meglio non avrei potuto chiedere. Ma, prima, andiamo con ordine:
Novembre è stato il mese del nuovo inizio. A tratti difficile da digerire, vagamente malinconico ma allo stesso tempo fresco (anzi, bello congelato proprio), colorato, letteralmente nuovo. E’ stato un po’ come rinascere, con tutti i pro ed i contro che questo evento comprende. Ho avuto la fortuna di conoscere delle belle persone, che hanno reso meno traumatico il cambio di clima e di tutto il resto. Novembre mi ha portato Graziella e Manuela, la seconda splendida, la prima un po’ meno ma la mia magnanimità è grande e mi permette di accettarla così com’è (mhuahuahuahahua, Nedda, ti giuro, sono bette innaMMurata, veramente, ajonne!). Giusina, che è la dolcezza fatta persona, e punto. E la mia Polly (anche conosciuta come Patrizia) che ha un posto speciale nel patacuore, e di cui non parlerò perché so che legge e scrivere qui quello che penso mi causerebbe infinita vergogna, da persona sensibile quale sono (anche Nedda legge, ma nel suo caso la cosa mi causa infinite risate.. Mhahahahaha). Ed insomma, ho trovato le mie donne della Sogesta. Ora siamo 5, come le Guerriere Sailor, o come le Spice Girls. A febbraio Giusina se ne andrà, ma si sa: un tempo anche Geri volle intraprendere la strada da solista. Poi.. A onor del vero, a loro si sono aggiunti anche quei malati di mente dei miei nuovi colleghi e professori, in Accademia, e non sto qui a raccontarvi i particolari, perché potrei passare ore ed ore a scrivere; e poi c’è Arianna, anche detta patapilli coccolosa, con cui ho potuto passare poco tempo, ma che ha un faccino così puccioso che, ogni volta che ci rivediamo, avrei voglia di spizzicottare e solleticare in modo ossessivo.. xD
Dicembre è stato il mese più morbido di tutto l’anno. Ho avuto tutta la neve che non ho mai avuto in vita mia. Non che non l’avessi mai vista, ma non era mai capitato che fosse lei a venire da me. O che, meglio, il Patato la ordinasse per me, come regalo. Ho avuto il pupazzo di neve più bello del mondo (si, si, come i bambini cretini, gnè gnè) ed è pure stato battezzato. Nella colonnina a sinistra, nella sezione PataFamily, potrete vedere il suo ritratto. Ho avuto tutte le coccole e le premure che mi servivano per ricaricare le pile. E’ stato come innamorarmi una seconda volta, dopo giornate da accantonare, godendo del suo sorriso felice, del nostro albero di natale e di piccole cose che fanno, ed hanno fatto da quasi due anni ad oggi, la parte più bella del nostro rapporto. Cacchio, cacchio, cacchio, quanto sono fortunata! E poi c’è stato il ritorno a casa, meraviglioso e colmo di affetto. Ho rivisto moltissime delle persone a cui tengo più al mondo (non tutte, ma quasi) ed ho passato dei momenti splendidamente tranquilli, in famiglia, tra amici.. e con tanti regali. Mhahahaha.
Ed ora si riparte: non dall’inizio, ma da quel che ho lasciato indietro ed è appena iniziato, con tutti gli impegni e le responsabilità del caso, ma con tanta voglia di fare (avoja), e tanto da dare. La mia dolce macchina fotografica è tornata a casa, finalmente, e dopo diverse settimane è nuovamente tra le mie mani, per cui: cosa posso desiderare di più dalla vita? Un nuovo taglio di capelli, forse, ma per adesso mi accontento d’aver cambiato colore, così che passare davanti agli specchi non sia più una cosa da evitare. Mhahaha. Anno nuovo, tinta nuova. Tinta di cui, appunto, abbiamo una diapositiva in diverse opzioni, di seguito. Vi lascio quindi con qualche posa plastica e con uno scritto vagamente fuggitivo, appuntato il giorno prima di lasciare casa, subito dopo le vacanze.
Di nuovo buon 2008, e buona vita a tutti!

Giovedì 3 Gennaio 2008
"Odio la mia terra.
Nessuno, come me, saprà mai odiarla.
Non permetterò mai che un estraneo possa criticarla.
Perchè solo io posso disprezzarla.
Perchè Lei è mia.
Ed io, la amo."
Domani sera non dormirò nel mio letto.
Ed è un concetto strettamente personale, perché non esiste un letto che sia realmente mio, come in verità ne esiste più di uno. Non so come spiegarvelo. Il letto di casa mia, qui ai piedi dell’Etna, è mio. Mio, mio, è infinitamente mio. Ed il letto a casa nostra –nostra, casa nostra, che è immensamente mia- è mio, mio in un modo così intimo e profondo da non potersi immaginare. Ed il letto ad Urbino è mio, mio come tutto quello che hai costruito da sola, con le tue mani, con le tue gambe, con tutta te stessa. Ed ho molti letti adesso. Molte casa.
Ma domani sera non dormirò nel mio letto.
Come quando andavo via da Fabriano ed era come lasciare casa, lasciare un pezzo di me, lasciare lui da solo, privarmi di quella parte essenziale che è lì dentro, tra quelle mura, nascosto in mezzo a tutto il tempo trascorso da due anni a questa parte. O come quando sono andata via da Urbino, per le vacanze, e chiudere quella stanza è stato come chiudere dentro ad un cassetto un segreto. Un sogno. Una parte di me. Perché è mia. Urbino è mia. Adesso, è mia.
Ma domani sera non dormirò nel mio letto.
E c’è una parte di me ai piedi dell’Etna, una a Messina, una a Fabriano ed una ad Urbino. Ed ognuno è casa, ognuno è me, ognuno è un pezzo.
Ed io, stasera, mi sento smontata in tutti quei pezzi.
Vorrei abbracciare in una stretta sola tutta casa, ogni oggetto, ogni persona rivista e no, ogni nuvola ed ogni goccia di pioggia, ogni sasso per la strada, l’Etna all’alba ed al tramonto, ogni onda del mare che dorme, ogni sorriso. E tenerli stretti sino al prossimo ritorno. L’aria, l’acqua, il vento, il sole, le nuvole. Qui ha tutto un colore diverso.
Me ne sono accorta passando lo stretto, tornando a casa, con le luci di Messina sul porto. Vi giuro, ve lo giuro, era notte fonda ma io ho creduto di riuscire a vedere l’Etna in lontananza. E l’ho vista. L’ho vista, Dio, l’ho vista davvero quella sera. Con le luci in cima, le stelle intorno, ed ho sentito per la prima volta di poterla abbracciare davvero tutta in una volta, questa terra.
Traghettare è come passare il confine.
Senti il calore che ti avvolge anche se è inverno fitto, anche se fuori piove e il vento fischia. Io l’ho sentito, tutto in una volta, ed ogni volta è come rigenerarsi. Perchè, non saprei spiegarvelo. E’ del tutto irrazionale. Lo senti dentro. Lo senti in fondo.
Questo sole non lo perdi.
Ti scorre sottopelle.
Nonsensatamente,
Phalene
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lunedì, 24 dicembre 2007 
Questo Natale è un'occasione in più..

..per sentirmi immensamente fortunata.
Nonsensatamente,
Phalene
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venerdì, 14 dicembre 2007 
Ho imparato.
Che ignorare i fatti non cambia i fatti.
Ho imparato.
Che quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato.
Che l'amore, non il tempo, guarisce le ferite.
Ho imparato.
Che il modo più facile per crescere come persona è circondarmi di persone più intelligenti di me.
Ho imparato.
Che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato.
Che non importa quanto la vita richieda che tu sia serio: ognuno ha bisogno di un amico con cui divertirsi.
Ho imparato.
Che i soldi non possono acquistare la classe.
Ho imparato.
Che nessuno è perfetto. Fino a quando non te ne innamori.
Ho imparato.
Che la vita è dura, ma io sono più dura.
Ho imparato.
Che non posso scegliere come sentirmi, ma posso scegliere cosa fare con queste sensazioni.
Lavora come se non avessi bisogno dei soldi.
Balla come se nessuno ti stesse guardando.
Canta come se nessuno ti stesse sentendo.
Ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire.
omaggio a
Paulo Coelho
Come sono spudoratamente natalizia, ah!
Nonsensatamente,
Phalene
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lunedì, 26 novembre 2007 
Intercity Bari – Venezia
9:15 sul binario 1
ho sentito la mia vita cambiare.
Il 30 ottobre 2007.
Vorrei scrivere un libro, e, se potessi scegliere, questo sarebbe il preludio.
Passi tutta la vita, e molto più, a bramare ardentemente qualcosa. Qualsiasi cosa, poco importa, e, una volta raggiunta, non ha mai la forma immaginata. Non è la stessa cosa, è del tutto differente. E’ un’altra cosa, o forse è la stessa ma con meno enfasi. Come tutte le cose desiderate e ottenute.
Ho una stanza nuova, una vita nuova, nuovi pensieri, sempre gli stessi. Ho nuove amicizie da stringere, e molte cose da fare. Molto tempo da studiare, un po’ meno per le noie, non vado più in palestra e c’è la neve d’inverno. Ci sono monti tutto intorno e storie da iniziare. Storie da chiudere e da ricordare.
Se potessi scegliere, vorrei fotografare la mia terra in lungo e in largo. Al mercato del pesce la mattina presto e la piazza la sera tardi, con tutti i suoi stracci, con tutti i suoi perché. La raccoglierei tra le mani, tenendola stretta stretta, spremendola, strozzandola con una presa del cuore ch’è piena di malinconia. Così tanta malinconia.
Urbino ha il profumo dei monti.
Ed io cerco odore di sole.
Mi dispiace non avere un marcato e volgare accento siculo.
>>>><<<<
Eurostar Rimini – Roma
17:51 sul binario 2
ho sentito qualcosa passare.
Il 15 novembre 2007.
Se dovessi scrivere un libro, potrei pensare ad un capitolo per viaggio.
Gaetano Guerrera ha un nostalgico sguardo siculo e riconosce il mio accento ed il mio tratto pittorico.
Urbino è l’inizio dopo l’arrivo. L’arrivo che non è fine e non è casa. Ma non è casa.
Ho scoperto che viaggiare in treno fa venir voglia di scrivere.
E Christian Cassàr conosce Ludovico Einaudi. Ha uno sguardo antico, e sapiente.
Penso a Natale e ad un Intercity Roma-Catania eccessivamente scomodo che mi riporterà alle pendici di un vulcano, mare intorno, sole sopra. E mi sembrerà comodissimo.
Il Cirque du Soleil ha realizzato i miei sogni.
Perché è vero che ha gli stessi colori di una passione che non ha ragione e non ha nome, ma vorrebbe. Come quando mi emozionavo immaginando uomini volanti e colori dell’anima. Mani invisibili a dipingere tutt’intorno sogni che non esistono fuori ma dentro. Dentro. Dentro ogni nota, spinte verso l’alto, una danza sulle punte. Da farmi venire voglia di diventare una ballerina della scala, ed una pittrice. Dipingere, disegnare, provarci. Moltissimo.
Ma sono sempre stata brava a copiare, ricopiare, riprodurre la realtà attraverso i miei occhi. Distorta, magari. Differente. Un’imperfetta copia del reale.
Così esattamente sbagliata. Così realmente simile a me.
Non sono un’artista.
Ma se vedeste dentro. Quanto c’è.
>>>><<<<
"Nessuno merita le nostre lacrime.
Chi le merita, non ci farebbe mai piangere."

"Eretta. Sarai un’altra.
Che vivrà domani."
Nonsensatamente,
Phalene
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mercoledì, 10 ottobre 2007 
Tra poco più di due settimane partirò.
E avevo bisogno di lasciare un segno di questo cambiamento radicale. In questi giorni avrò molto tempo per rilegger tutto quello che ho scritto in parecchi anni da blogger e magari mi verrà da ridere moltissimo, rivedendomi alle porte di nuove avventure come il cambio radicale di studi, tappe obbligate di vita, perdite, arricchimenti. Si, questo è stato decisamente un anno colmo di cambiamenti, sin dall’inizio. E vorrei appuntare in ordine sparso tutto quel che è accaduto, dato che è stato anche l’anno in cui ho scritto meno.
Ho lavorato molto, per lo meno più di quel che avrei dovuto, toccando il picco credo tra gennaio e febbraio, ritrovandomi chiusa in palestra per sei/sette ore a settimana senza sosta. Alternando la mia vita esclusivamente tra lavoro e studio.
Ho studiato, moltissimo. Mi sembra quasi strano, adesso, a pensarci, ma mi rendo conto di aver fatto una cosa al di fuori di ogni previsione e portata. Sono stata la seconda laureata del mio corso, la seconda del nuovo ordinamento. E sono riuscita a farlo con una velocità tale da lasciare sbigottiti i miei colleghi che, rivedendomi a pochi mesi di distanza, si chiedevano come avessi fatto. Effettivamente, oggi, ammetto che non ne ho idea.
Ho patito non poco a causa di problemi fisici che, per la mia “stazza” ed il mio stile di vita, posso tranquillamente definire abbastanza pesanti. Da marzo sino ad estate inoltrata, mediamente, e confesso d’aver avuto non poca paura che potesse trattarsi di qualcosa di grave, mentre invece è stata una normale reazione fisica dovuta agli eccessi a cui mi sono sottoposta per mia scelta. Diciamo che, come conseguenza, mi ricorderò di quel che ho fatto anche da vecchia e, nello specifico, ogni qual volta cambierà il tempo. Ma era cosa necessaria.
Ho detto “arrivederci” da qualche mesetto, alla mia passione più grande: la mia fotocamera digitale. Si è rovinosamente ed inspiegabilmente guastata, ed ora vola sopra i cieli italiani per arrivare sino a Torino dove, spero, riusciranno a trovare rimedio ai suoi mali, che, detto tra noi, sono molto più miei che suoi. Mi fa stare male (e pare assurdo) non poter sfogare le mie “crisi artistiche” ogni qual volta ne ho l’esigenza. Soprattutto considerando quel che vedo in giro e che mi da il nervoso. Da il nervoso a chi ha una sana passione dalle solidi radici e deve subire, subire e vedere che chi ha le possibilità economiche si riempie di attrezzature, immagini e cose del tutto inutili se utilizzate per produrre cose che ormai anche un bimbo di 3 anni riesce a fare avendo in mano un potente obiettivo ed una costosa macchina fotografica. Ma tant’è.
Ho perso diversi chili, diversi capelli e diversa pazienza. Non ero, e per certi versi non sono tuttora, contenta della mia forma fisica, perché ero affezionata ai miei 56 kg belli tondi, e non era mia intenzione perderli. Sicuramente ora non ho alcun problema di taglia, ma non riempire i pantaloni così come vorrei, beh, non è il massimo della vita. Ma d’altra parte si sa che non è possibile avere tutto e, come direbbe la Lettizzetto, ad una certa età “o salvi la faccia o salvi il culo”. Io non ho salvato nessuno dei due, appunto.
Ho subito una delle perdite più pesanti della mia vita, con la morte di mia nonna, ch’è la persona che mi ha cresciuto. E credo che, più di tutto, abbia gravato il percorso che, prima della morte, l’ha distrutta nel cuore e nella mente, rendendomi una spettatrice completamente impotente. Credo che il veder soffrire le persone sia la mia debolezza più grande, così grande da togliermi forze e salute. Per lei è stato esattamente così. E, per quanto possa sembrare innaturale, così è stato anche per la perdita di Bruno. Non ho avuto modo di poter fare quello che avrei voluto, e non mi è solito sentirmi vicina ad una persona in modo immediato, ma i suoi occhi mi parlavano di lei, ed io conoscevo alla perfezione quell’espressione nello sguardo. L’ho già vista tante volte. E quel che ad oggi mi rende sinceramente felice, è sapere che non c’è più alcun dolore. Così nel corpo, come nell’anima.
Ho assistito alla mia laurea, mica vero. Mi sono laureata ed a chi mi ha vista ho dato la stessa impressione di chi stia andando a fare una gita al mare. Forse perché il grosso era già stato fatto e non valeva più la pena d’esser nervosi. O forse solo perché ho avuto mesi e mesi per essere ansiosa e tesa. Credo che sia stato proprio il 4 ottobre 2007 il giorno più bello della mia vita. E me ne sono resa conto quando qualcuno mi si è avvicinato e mi ha detto: “Hai visto che hai combinato?!”. E stavolta non per sgridarmi.
Ho condiviso molto, davvero più di quel che avrei immaginato, con una delle persone più importanti della mia vita. E non occorre che faccia nomi, perché oltre i miei genitori, ce n’è solo una. Ed io avrei molti ringraziamenti da fare, perché ho la certezza che oggi non sarebbe così com’è se non l’avessi conosciuto, non avrei deciso di cambiare lavoro, di prendere in mano la mia vita molte volte, di affrontare il dolore, la sofferenza, di cominciare a camminare sulle mie gambe, ma davvero, da sola, e di condividere le gioie che le piccole cose possono donare. Non mi sarei laureata, lo so, se non avessi avuto lui. E non perché qualcuno mi abbia obbligato a farlo, ma perché dal dolore non si viene fuori da soli, occorre che qualcuno ti tenda una mano. Lui, invece, ha voluto prendermi in braccio.
Ho visto mio fratello crescere e raggiungere la maggiore età. Ed essere contenta del fatto che rimanga qui per il momento, dov’è il suo posto, in modo che questo distacco dei miei genitori con i figli avvenga nel modo meno indolore possibile. Anche se so che non è doloroso, in un modo estremamente intimo lo è comunque, come è normale che sia.
Non sono contenta di lasciare i miei genitori ed andare via.
Perché questo posto ha causato molto dolore, e non so se ringraziare o temere; ringraziare perché se sono quel che sono, oggi, il merito è del bagaglio che mi porto dietro. Finalmente si aprono molte porte, ed ora che è una cosa tangibile, reale, io penso alle persone che amo realmente. Di quell’amore sincero, che non ha pretese, che non ha parole. Io amo la mia famiglia, la amo più di quanto non ami me stessa, e non vado via perché qualcuno mi sta tagliando le ali. Ho sempre fatto quel che volevo, ho sempre avuto più fiducia di quanto meritassi, sono sempre stata ai loro occhi più matura di quanto non fossi. Rientrare tardi la notte, partire, tornare, vivere, studiare, giocare, qualsiasi cosa. Sono stata l’unica, l’unica ad avere tutto quel che desiderava dalla vita, e che non consiste in frivoli acquisti o beni materiali. Io avevo la libertà di vivere, ed ora ho la libertà d’andare via. Ma, quel che mi pesa, è non poter portare via loro con me. Mi hanno insegnato il valore della vita, di ogni azione, del silenzio e dell’educazione. Dei sentimenti.
Io amo la mia famiglia. E ringrazio giorno per giorno, perchè mi ha insegnato la vita.
Tra poco più di due settimane partirò per Urbino.
Avrò la possibilità di fare quel che ho sempre desiderato con tutta me stessa, sin da bambina. Coltiverò la mia passione più grande, la mia prima ragione di vita. Perché si, credetemi, è un po’ vero che quando si scelgono certi tipi di strade, di percorsi, che sono uguali o simili al mio, non si tratta di studio, si seguono vocazioni. Ed in questi tre anni ho conosciuto gente che aveva passione da vendere, che voleva mettersi in gioco senza pretese, senza freni, e sono queste le persone che mi hanno insegnato a provare, provare, non arrendersi mai. Non l’ho fatto, e ad oggi posso dire di essere davvero, davvero contenta. Ho sfidato il parere di molti e sono riuscita ad avere ciò che volevo ed anche di più. Ed ho visto moltissima gente commuoversi il giorno della mia laurea, perché non se lo aspettava nessuno, o così dicono, perché essere la prima laureata della famiglia fa un certo effetto e sconvolgere le aspettative è meraviglioso. Ed erano tutti presenti, chi col pensiero, chi col corpo, erano tutti vicini. Non mi sarei mai aspettata niente di simile, non avrei mai immaginato tanta felicità, tanta gioia, tanto amore tutto in una volta. Non mi era mai successo, nemmeno d’immaginarlo. La soddisfazione più grande della mia vita. E forse è dire poco. Nessuna festa o festino, perché mi aspettano tempi di duro sacrificio *anche* economico. Ma se queste sono le difficoltà disseminate lungo la strada del successo: ben vengano.
E così partirò alla volta dei monti di Urbino, a meditare, o qualcosa di simile. A ritrovare una nuova vena artistica e nuove aspirazioni. E con la consapevolezza di dover faticare e sudare moltissimo, molto più di quanto non abbia già fatto, perché stavolta ho una sorta di responsabilità ben maggiore. All’ingresso al triennio dell’Accademia avevo un’attenuante a favore, data la mia maturità scientifica, adesso invece mi porto dietro un 110 e lode bello suonato, in una “famosa” Accademia del sud, ed è mio dovere difendere il titolo, per quanto non mi senta in grado, ma non devo sfigurare né per me, né per chi mi ha spronato a dare tutto quel che avevo e mi ha dato fiducia. Ho avuto dei docenti meravigliosi, chi più chi meno, e non ho intenzione di sentirmi inferiore a nessuno. Anche se intimamente è così. Ma lo so io e lo sapete voi, non loro. E, giusto per rimanere in tema, ci terrei a mostrarvi uno dei miei regali di laurea. Precisamente, il pataregalo per eccellenza. Vi do alcuni indizi. Indovinate di cosa si tratta:

(clicchete sull'immagine) *Risata diabolica*
Io non oso immaginare quel che dovranno patire i miei allegri accompagnatori tra qualche settimana, quando andremo ad assistere tutti insieme a: DELIRIUM. Spettacolo targato Cirque du Soleil che arriverà in quel di Pesaro per la felicità mia e.. mia! E mia, aggiungerei. Mia mia mia!!! Il mio teSSoro! Santo cielo, non penso ad altro da mesi ormai. Non ho ancora fatto un sogno ricorrente, ma so che ci sono vicina. E credo che avrò bisogno di svariati pacchetti di fazzolettini. Chissà quante lacrime. Mi viene da piangere già ora, vah.
Ho scritto un papiro a ‘sto giro. Credo ne avrete per diversi anni. Così non vi mancherò troppo. Anche se tornerò di tanto in tanto: potenza di internet, eh?! Cavolo, mi viene da piangere. Non per lo spettacolo, stupidi. Voglio dire: parto. Mica è una cosa che si fa così, ogni giorno. A meno che non lavoriate con una compagnia aerea. A proposito (poco a proposito perché non c’entra niente), un altro problema sarà come abbellire il mio nuovo universo. La mia stanza, i miei spazi, la mia “Dimensione Ornella” (oddio). Non temete, mi sto già attrezzando. Qualora, però, aveste delle idee utili, sono qui per leggervi. Intanto, potete lustrarvi gli occhi con questa celestiale meraviglia:

(riclicchete sull'imaggine) Vedete, io l’ho anche sognata. Aribeth. Lei è la protagonista della mia nuova ossessione: Neverwinter Nights. Io amo, adoro, venero questo giochino. Solo perché sono una stregona di 16° livello e posso fare delle magie assurde assurdamente sbrilluccichevoli! Scaricatelo! Giocateci! Sparpagliatevi per il mondo diffondendo la parola di Tyr! Evviva! Si!!!
…
Credo che la situazione mi stia sfuggendo di mano. Quindi è il caso di salutarci qui. Non per sempre, tornerò a scrivere ancora qualche volta prima di partire. E scriverò anche una volta partita; ma lontano da casa è diverso. E questa era una tappa obbligata. Poi, come si dice?! “Tradisci i tuoi lettori, ed avrai tradito te stesso!”.
Buona vita, cari.
Nonsensatamente,
Phalene
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giovedì, 04 ottobre 2007 
Concludere la tesi di Laurea con...

...costa un anno di sacrifici.
La proposta di diventare Assistente e braccio destro del proprio Relatore:

Nonsensatamente,
Phalene
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